Capacità personali!
Pensa alle persone che hanno avuto un grande successo nella vita, ai cosiddetti “geni”.
Anche loro, come tutti gli altri, sono partiti da una base comune.
Vi è l’esempio classico dei ragazzi che a scuola erano letteralmente “negati” e poi incredibilmente diventati geni.
Ti verrà in mente sicuramente Einstein che, ricordiamolo tutti, non era un granché come studente.
Cito anche Edison, il grande Thomas Edison.
Si racconta che da ragazzo fosse considerato un vero e proprio “somaro”, il classico “tonto”, quel ragazzo che probabilmente a quei tempi veniva relegato in fondo alla classe.
Si proprio lui, Thomas Edison, il grande inventore.
Leggendo la storia della sua vita non si può fare a meno di pensare a lui come fonte di ispirazione.
La leggenda, o la realtà, narra che andò a scuola per soli tre mesi, e parliamo di scuole elementari.
La maestra e i compagni lo consideravano veramente il classico ragazzo con grossi problemi.
Che cosa cambiò la vita di Edison?
Che cosa successe di così importante da cambiare il suo modo di vedere le cose?
Fu un atto di fiducia. Sempre la leggenda narra che la madre di Thomas arrivò un bel giorno a scuola insieme al figlio.
Si piazzò in classe e disse ad alta voce in modo che tutti sentissero, che Thomas era più intelligente di tutti loro messi insieme, che aveva una grande finezza intellettuale e che gliel’avrebbe fatta vedere.
Credo che questo incredibile atto di amore e di fiducia, probabilmente fiducia estremamente convinta, abbia creato nel piccolo Thomas un vero e proprio cambio mentale. Quello che a me piace chiamare click mentale.
E’ successo a me e probabilmente è successo anche a te che determinate cose ed eventi abbiano portato a grandissime modifiche comportamentali.
Mi ricordo ad esempio che quando giocavo al calcio una delle mie caratteristiche negative, su cui dovevo sicuramente migliorare, era la mia scarsa rapidità nel gioco di gambe.
I miei allenatori, chi più chi meno, insistevano per cercare di farmi “crescere” in questo aspetto.
Uno in particolare si mise veramente di impegno ma probabilmente nel modo sbagliato.
Mi sentivo costantemente urlare di quanto ero lento, che ero il più lento della squadra, che non sarei mai potuto arrivare in alto con quella lentezza. E più io mi impegnavo più il Mister, perché così si chiamano gli allenatori, continuava a dirmi che ero lento.
Me lo ricordo ancora adesso.
Ero in una fase probabilmente di crisi e quelle parole mi ronzavano dentro la testa tutto il santo giorno. Credo che a forza di urlarmele, io mi fossi veramente convinto di essere lento.
Cosa voglio dire con questo?
Molto spesso siamo ciò che crediamo di essere e ciò che crediamo di essere a volte ci viene indicato e creato proprio da chi invece dovrebbe aiutarci a crescere e a diventare migliori.
Non c’era sicuramente intenzionalità negativa nel mio mister.
Rimane il fatto che tante capacità possono venire stroncate perché si pone particolare attenzione più all’aspetto negativo che al vero talento...leggi qui
Edison negli anni maturi raccontava che sua madre era stata la sua eroina.
Si ricordava tutto di lei, dell’amore e della fiducia di cui aveva nutrito il suo essere.
Immaginiamo per un solo momento che Edison avesse avuto una madre diversa, una madre che nelle occasioni negative scolastiche si fosse limitata a metterlo in castigo proprio per la sua supposta incapacità. Che cosa ne sarebbe venuto fuori?
Sicuramente non un inventore, non un genio!
Forse un’altra vita persa e sicuramente talenti e potenzialità andati a vuoto.
La fiducia dimostrata dalla madre permise al figlio di vedere se stesso, di considerare se stesso sotto una luce diversa.
E’ evidente che la disposizione e l’atteggiamento di Edison da un punto di vista mentale cambiarono profondamente.
Ma, altra domanda, perché la maestra si comportava in quel modo, perché non vedeva in Thomas qualcosa di più di un semplice “somaro”?
Credo che a lei non interessasse, non per cattiveria, ma semplicemente perché non aveva posto la necessaria attenzione a Thomas.
Non era interessata ad aiutarlo a crescere.
Era ferma sulle sue idee, sul suo mondo, sul suo modo di vedere le cose e da questo arriva un altro grande insegnamento, un’altra grande considerazione.
Ognuno di noi tende sempre a vedere le cose che vuol vedere.
Pensaci, la maestra di Edison avrebbe dovuto faticare per porre attenzione.
Per porre attenzione ci vuole un quid di concentrazione.
E la concentrazione necessita di uno sforzo personale.
Probabilmente quella maestra di sforzarsi non aveva proprio voglia…
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Ciao….
Sono in linea con i tuoi pensieri
sono contento che ci siano persone
che nel loro piccolo grande mondo desiderano aiutare altre persone.
E quando non solo la maestra non ha voglia (o non puo’) vedere le nostre risorse, ma nemmeno la mamma, i fratelli, i compagni di scuola, gli amici e il partner (quanti amici e partner sistematici “distruttori” di fiducia ci sono al mondo!) è il caso che quel grande sforzo personale si faccia in autonomia.
E’ una convinzione sulla quale lavoro con molta soddisfazione con i miei clienti che vogliono trovare la persona giusta per loro: essere tifosi di noi stessi è il piu’ grande regalo che ci possiamo fare. E nessuno ce lo puo’ togliere. Mai.
IO PUR ESSENDO IN CARROZZELLA QUELLO CHE POSSO FARE X AIUTARE L’HO FATTO, LO STO FACENDO E LO FARO’SEMPRE!!!