Postato da Roberto on 05 16th, 2010 | 9 commenti

Il coach che usa il metodo di Socrate

Titolo un pò strano vero?

Il coach che usa il metodo di Socrate.

Cosa vuol dire? Ti starai chiedendo?

Sto seguendo, e non poteva mancare, uno studio sull’approfondimento della figura del coach.

Coach significa “guida”.

E’ il coach in una squadra di basket, è il mister in una squadra di calcio, è un trainer e un leader in qualunque team di lavoro, è il coach da un punto di vista formativo.

Anch’io, nel mio ambito lavorativo sono un coach, o meglio, cerco di esserlo, o, ancora meglio, cerco di esserlo nel migliore dei modi possibili.

Quello a cui però mi riferisco in questo post è la straordinaria somiglianza delle tecniche attuali di coaching con le tecniche usate da Socrate tanti tanti secoli fa.

Socrate è stato uno dei grandissimi filosofi dell’antica Grecia, protagonista di tanti Dialoghi Platonici, e che mi vanto di conoscere abbastanza bene.

Socrate usava parlare ai suoi allievi nell’ agorà (piazza) e usava una tecnica tanto raffinata quanto semplice.

La sua arte veniva definita “ars maieutica“, nel senso che riusciva, attraverso le domande che poneva ai ragazzi dell’”agorà”, a far si che che gli stessi allievi trovassero da sè la risposta ai temi e ai problemi che loro stessi avevano posto.

Non era cioè una domanda di un allievo a cui Socrate dava una risposta.

Era piuttosto una domanda che l’allievo faceva e a cui Socrate rispondeva provocando, proprio con le domande, un ragionamento, un vero e proprio “parto” da parte dello stesso allievo.

Lo stesso fa il coach.

Il coach non ha una bacchetta magica, non ha poteri di vita o di morte, non può risolvere direttamente le situazioni della persona che è da lui seguita.

Può però, e in questo credo stia la sua grande capacità, oltre che insegnare tecniche, creare nell’ allievo -chiamiamolo così’- quello che Socrate creava nei suoi allievi dell’”agorà”‘:

la capacità di trovare da sè  la risposta, proprio con quella famosa “ars maieutica” di cui Socrate è stato grande maestro.


No related posts.

Articoli correlati elaborati dal plugin Yet Another Related Posts.



9 Responses to “Il coach che usa il metodo di Socrate”

  1. Ilaria Cardani scrive:

    Socrate era figlio di una levatrice, una donna il cui mestiere era quello di aiutare le partorienti a partorire e i bambini a nascere. Per questo lui ha sempre pensato di aver ereditato la capacità per l’arte maieutica (l’arte della levatrice) dalla madre.

    E’ vero che è attraverso le domande – giuste – che si trovano le risposte.

    Le domande giuste le fa il coach se c’è ma, soprattutto, ciascuno di noi puo’ fare le domande giuste e risolutive a se stesso.

    Perché il presupposto dell’arte maieutica, come del coaching efficace, è che ciascuno di noi non solo puo’ trovare dentro di sé le risposte di cui ha bisogno, ma, di fatto, già le possiede e le conosce: deve solo percorrere la via per ri-scoprirle.

  2. roberto scrive:

    quando è che cresciamo?, quando impariamo a fare/farci domande.
    Una delle prime parole che impariamo è Perchè. Una sola parola, una sola domanda ma tante risposte….

    Buona domenica a tutti.
    Roberto :-)

  3. Monica scrive:

    Il coach, come il counselor è un “facilitatore” o “traghettatore” verso una situazione di cambiamento che il cliente desidera. Ma non dà risposte, in quanto è la persona interessata che deve trovare dentro di sé le risorse per raggiungere quello che desidera. Il coach può fare domante mirate e di qualità come faceva Socrate con i suoi allievi. Mentre il counselor, tanto per trovare un parallelismo, segue la logica aristotelica che si basa sul testo delle parole prodotte dal cliente. E ahimè, non può quasi fare domande. Compito veramente arduo….Scusa Roberto, ho voluto aggiungere questa piccola nota sul counselling solo perché sono entrambi metodi rivolti all’aiuto e al miglioramento della persona, che a me piacciono tantissimo e che sto studiando in contemporanea….E di dirò con non poca fatica soprattutto per quanto riguarda il counselling. Grazie, ciao Monica

  4. Roberto scrive:

    Ciao Monica, anch’io sto approntando uno studio approfondito sul coaching e le sue tecniche.
    Credo sia una naturale evoluzione per chi, come noi, sente questo spiccato desiderio di sviluppo di sè.
    E poi fare in modo, con questo, che anche le altre persone, quelle che entrano in contatto con noi, possano essere aiutati a trovare una strada che attivi la crescita dei propri talenti e delle proprie potenzialità.

  5. Monica scrive:

    Ciao Roberto, mi fa piacere che anche tu abbia questa passione per il coaching. Mi piace pensare di poter dare un aiuto concreto a chi desidera migliorare il proprio sentiero personale. Per me tutto è cominciato dal fatto che nella mia vita più volte ho dovuto cambiare, rifare e partire da zero…e ho dovuto in pratica diventare prima di tutto coach di me stessa.

  6. P.M.Maritano scrive:

    Mi piace vedere come la filosofia riscopra alcuni dei suoi risvolti più autentici proprio attraverso pratiche quali coaching e counselling. E mi piace scoprire che la filosofia è presente sotto moltissimi aspetti nella rete web.
    Ci sono tantissimi saggi, lavori, studi, spesso disponibili in modo totalmente gratuito e di elevata qualità.
    Su NormanPress dedico una sezione all’esplorazione della filosofia nella rete: è un work in progress che procede a piccoli passi, ma quasi ogni giorno scopro tantissimo materiale, che provo a “mappare” in modo da renderlo accessibile facilmente per chi sia interessato ad approfondimenti o anche solo a una piccola introduzione.
    Naturalmente invito tutti gli appassionati a fare una visita – e a dare le loro indicazioni perchè il lavoro proceda in modo utile per i lettori.
    Ciao e grazie a Roberto per il bel parallelo “socratico”!

  7. Marco Ferraro scrive:

    Il coach è colui che aiuta il proprio cliente a raggiungere i propri obbiettivi.
    Non porta le soluzioni ma aiuta con le domande giuste a trovare le risposte dentro di se.

    Perchè la ricchezza delle risorse delle potenzialità per il proprio successo sono solo dentro di te, il coah ti aiuta con le domande giuste a togliere quel velo che ti offuscava la vista nel vedere le soluzioni che sono già dentro di te

    Complimenti per il post Roberto!
    un caloroso saluto

    Marco

  8. diego agostini scrive:

    In effetti l’approccio classico del coaching, alla Whitmore per intenderci, contempla l’utilizzo delle domande per far trovare al coachee le soluzioni. Tuttavia io, nella mia esperienza decennale di executive coach, ho constatato che rimanere strettamente legati a questo metodo può essere limitante. Il coachee può non riuscire a vedere il problema, trovare la soluzione, o peggio se il coach ne ha in mente una può perfino diventare manipolatorio. Per questo, nelle situazioni in cui devo sbloccare il processo sono più assertivo. Dico chiaramente quello che penso in termini di analisi della situazione ed in termini di ipotesi di azione. E’ anche una presa di responsabilità del coach. Se sa il fatto suo, può e deve esporsi anche un po’. Ho sempre riscontrato un effetto positivo di questo innestare una marcia più decisa.

  9. Roberto scrive:

    Non ho la tua esperienza in materia caro Diego.
    Tuttavia, per analogia,comprendo quello che vuoi dire. Un cambio di passo, un cambio di marcia in certi momenti diventa decisivo e serve tantissimo al cliente o coachee nel tuo caso e a un collaboratore nel mio, per dare svolte importanti magari in momenti di impasse.
    Quello che trovo a volte difficile, pur essendo aiutato da una modalità di pensiero credo equilibrata, è mantenere comunque, per quanto possibile,l’epochè, la sospensione del giudizio.
    Nel coaching è uno degli elementi base ma lo è anche, come nel mio caso, nella guida di team aziendali, in contesti che immagino tu conosca più che bene.
    Alla prossima Diego e grazie
    Ciao

Leave a Reply