Postato da Roberto on 03 8th, 2010 | 6 commenti

Che cosa vuoi fare della tua vita? – 1 parte

Questo è un articolo del blog di Scott H. Young -  www.scotthyoung.com

Per gentile concessione dell’autore, è possibile renderne disponibile la traduzione in italiano.

Leggi l’articolo nella sua posizione originale: http://www.scotthyoung.com/blog/2007/07/29/what-do-you-want-to-do-with-your-life/
versione italiana:
Paola M. Maritano
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Che cosa vuoi fare della tua vita? E’ una domanda che quasi ciascuno si pone. E’
anche una domanda con cui io non credo che ci si debba assillare per prima cosa.
Non so cosa voglio fare nella vita, tutto ciò che so è che non è questo.
Questa era la sensazione che mi dava a percepire una mia amica. E’ sui venticinque
anni, brillante, di buon senso e gran lavoratrice. Ma è ancora inceppata a fare lavori che
non si distaccano molto dal minimo salariale. Ogni anno, mi racconta, fa domande per
le Università, ma non ce la fa mai. Perché? Perché non sa rispondere alla domanda.
Le passioni evolvono.
Mi preoccupa che molte persone cadano nella stessa trappola.

La trappola di credere che
abbiamo bisogno di prendere grandi decisioni vitali prima di poter iniziare a fare
qualcosa. La trappola che si debba essere nati con una passione.

E la bugia che essere
capaci di combinare i propri interessi con una professione sia facile.
Quando la gente mi chiede che cosa ho intenzione di fare tra cinque o dieci anni, di
solito dico che intendo diventare un imprenditore. “Oh. Di che affari ti occuperai?”

Ho ragione di credere che possa trattarsi di questa impresa on-line. Tra ricavi e lavoro
freelance mi aspetto di fatturare circa diecimila dollari quest’anno. Uno sforzo
concentrato per i prossimi quattro o cinque anni potrebbe decisamente farne un’entrata
di cui vivere.
Ma di solito non dico questo. Perché non è questo il punto.

In tutta onestà, non ho idea di che cosa farò tra dieci anni.

Il grafico dei miei interessi mostra che le mie passioni
sono evolute considerevolmente, anche nel corso dell’ultimo paio d’anni.
Ben Casnocha, il diciannovenne amministratore delegato di Comcate, mostra come le
sue passioni non abbiano avuto inizio da un’illuminazione interiore, nel libro My Start
Up Life:
“Non è iniziata con un sogno. Non è iniziata in un garage. E nemmeno è iniziata con un’epifania di
innovatività, che sono forse i ricordi più esagerati degli imprenditori.” Continua, riferendo la storia
del momento epifanico di Jerry Kaplan nel libro dello stesso Kaplan, Start Up.

Al quale Ben aggiunge “Magari la mia illuminazione fosse stata fin dall’inizio. Non lo è stata, e per la
maggior parte non lo sono.”
Da come Ben riferisce la sua esperienza di essere un amministratore delegato teenager è
chiaro che la sua passione ha avuto un’evoluzione.

Ma da questi interessi, ha fatto passi
più piccoli, ciascuno per costruire una passione. Non penso che il suo viaggio sia mai
iniziato con la decisione di che cosa volesse fare nella propria vita.
Sostituire la decisione con la curiosità
Invece di prendere decisioni definitive su un piano di carriera, penso che si dovrebbe
essere curiosi. Essere curiosi di come va il mondo. Prendi nota dei tuoi interessi e trova
piccoli modi in cui puoi esercitare una passione in qualcosa. Anche se non trovi ancora
un modo di cavarci dei soldi.
Il salto dalla passione al farci i soldi non può essere affrettato. Gli interessi finiscono
spesso scartati perché non possono essere immediatamente convertiti in una fonte di
guadagno. E dunque non sono importanti come il lavoro che rende.
L’attività di blogger è un ottimo esempio.

Conosco molti blogger che vorrebbero farne
una professione. Vogliono prendere l’interesse che hanno e trasformarlo in una
appassionante fonte di rendita. Ma l’attività di blogger non è facile. Anche i più rapidi
successi che ho visto, hanno richiesto più di un anno prima che l’autore potesse
proclamare la sua attività come più di un hobby.

E in quei casi era dovuto a talento nello
scrivere,  fortuna ed un incredibile apporto di lavoro.
La pazienza è un ingrediente necessario nello sviluppo di una passione.

Ma ancor più, è necessario essere aperti ad altre possibilità.
L’interesse al profitto non è una strada diretta
L’80% delle nuove imprese fallisce nei primi cinque anni.

Ma più interessante, è che di quel 20% che ce la fa, i più ci riescono per una via diversa da quella che si aspettavano.
Prima di metter su il suo sito di immensa popolarità, Steve Pavlina credeva che avrebbe
tratto la maggior parte della sua rendita da prodotti e workshops. Ma, quasi cinque anni
più tardi, la trae interamente dalla pubblicità e dalle vendite di affiliati. Una prospettiva
di rendita che aveva sottostimato nel suo businessplan.
Similmente, non credo che le passioni della maggior parte delle persone seguano una
strada diretta.

Scott Adams ha cominciato con una laurea in economia e un posto in
banca ed ora è il fumettista di grido che ha creato Dilbert.

Continua nella 2 parte…



6 Responses to “Che cosa vuoi fare della tua vita? – 1 parte”

  1. Ilaria Cardani scrive:

    Ciao Roberto,

    grazie mille per aver messo a disposizione questo articolo.

    Interessantissima già questa prima parte in cui si vedono ridimensionati molti miti forti dello sviluppo personale: la necessità di porsi obiettivi chiari e molto ben definiti; l’utilità di visualizzarli nei minimi dettagli e quella di definirne ogni passo nei particolari.

    E anche, quello che manda in crisi soprattutto i giovani, l’”obbligo” di avere una passione e di perseguirla a tutti i costi.

    La libertà non ha prezzo ed è in realtà la via piu’ certa all’autorealizzazione e alla felicità.

  2. Danila scrive:

    Vedere le cose da questo punto di vista è molto più rilassante!
    Seguire se stessi e seguire i propri cambiamenti senza sentirsi falliti se si vede una strada nuova è una filosofia che trovo umana e molto spirituale.
    Grazie!
    Un abbraccio,
    Danila

  3. Anto scrive:

    Articolo molto interessante :)

    La verità, secondo me, si trova nel mezzo.

    L’approccio proposto è senz’altro “soft” ma porsi degli obiettivi, non necessariamente a lungo termine, credo sia comunque fondamentale.

    Credo che trovare una o più direzioni, anche “provvisorie”, verso cui andare, consenta di evitare un’eccessiva dispersione di energia mentale.

    In fin dei conti è tutto molto relativo/soggettivo ;)

    C’è anche chi, senza obiettivi, non si sente realizzato e vive una vita da fallito.

    Anto

  4. [...] don’t have to know the final answer, you just need to act on the next step. This article is also available in Italian, thanks to Paola Maritano! << Previous Post Next Post [...]

  5. Paola M.Maritano scrive:

    [...] I’m often on the verge of completely deconstructing my approach in any area of my life[...]
    [...] The worst case of specific overconfidence is more damaging: you won’t work hard enough (because, heck, you’ve already got it figured out) and you’ll experiment too little. [...] you could waste a lot of time pursuing dead-ends [...]
    I meant… this’ something worth working on. Thank-you!

  6. annetta scrive:

    ho avuto modo di documentarmi sui siti e gli incontri vari (ho parteciato ad uno di questi) sulla crescita personale e devo dire che il dover per forza sapere cosa vuoi veramente mi ha messo un po’ in crisi.

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