Postato da Roberto on 04 6th, 2010 | 6 commenti

Come recuperare il tuo coraggio di “bambino” per parlare in pubblico

Come recuperare il tuo coraggio di bambino?

Lo sai che una delle cose che le persone temono di più è quella di parlare in pubblico?

Non scherzo, è uno dei drammi o pseudodrammi del giorno d’oggi.

Il parlare in pubblico è effettivamente problematico.

La carica d’ansia che precede un intervento davanti a una platea di persone può essere deleteria ma può essere anche “positiva”.

Non mi capita spesso di parlare davanti a tante persone.

Le mie “platee” normali variano tra le 10 e le 20 persone.

In rare occasioni ho dovuto tenere dei discorsi di fronte a un numero superiore.

Lo spunto per questo post mi è nato proprio da questo: dal dover cioè preparare per le prossime settimane un intervento “formativo”di un’intera giornata a un ingente numero di persone.

Una giornata intera che dovrò organizzarmi sia per dire e dare quello che è necessario nell’ ambito della formazione, sia per non correre il rischio di “far addormentare” le persone….tante ore ad ascoltare, lo dico per esperienza, un certo rischio di sonnolenza te lo procura!! Come recuperare il tuo coraggio di bambino per parlare in pubblico

Oltre a questo c’è appunto il timore, la paura.

Un conto è parlare di fronte a 15- 20 persone, un’altro conto è parlare di fronte a 50-70 persone.

Non posso far a meno di pensare al”coraggio naturale” che avevo da bambino, che tutti avevamo da bambini. Come recuperare il tuo coraggio di bambino per parlare in pubblico

Nella gran parte dei casi da bambini non avevamo certo il timore di parlare, di metterci in gioco, di giocare.

Mi ricordo che alle elementari non facevo altro che alzar la mano per intervenire, per propormi, per essere comunque nel mezzo delle attività.

Ne deduco che la “paura” che ci attanaglia da adulti in certe situazioni, come può essere quella del “public speaking“,  sia una paura appresa.

Più la affronti, e questo è un dato di fatto, minore è la difficoltà che incontri in tutte le occasioni successive, quindi esercizio e ancora esercizio.

E’ evidente che la paura di parlare in pubblico viene appresa crescendo, quando a render tutto più difficile è l’adolescenza, l’insicurezza, le prime esperienze negative.

E se non ti sblocchi velocemente la paura aumenta e anche in quelle occasioni in cui potresti alzare la mano in un convegno, in una assemblea tendi a startene zitto per la paura di essere giudicato dagli altri, per paura di fare chissà quali figuracce.

Se hai fortuna o, meglio, se ti impegni, la sicurezza viene ritrovata un pò in là con gli anni.

E allora non puoi far a meno di pensare, anche in questo caso, come in molti altri, a quante occasioni di crescita perse, a quante opportunità sprecate.

Ma, come dico sempre su questo blog, non è mai troppo tardi per iniziare a far bene le cose che si vogliono fare.

E allora ricominciamo ad alzar la mano proprio come alle scuole elementari per esprimere quello che siamo e quello che possiamo, in tutti i campi possibili.

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6 Responses to “Come recuperare il tuo coraggio di “bambino” per parlare in pubblico”

  1. Andrea scrive:

    Ciao Roberto,
    mi ha colpito il tuo articolo perchè quello della comunicazione in pubblico è un argomento che sto trattando proprio in questo periodo anch’io sul blog!
    (si vede che va di moda ;-)
    Scherzi a parte una delle tecniche che uso io e che trovo particolarmente efficace è prepararmi a parlare al pubblico come se dovessi parlare singolarmente ad ogni partecipante.
    Funziona alla grande e il pubblico si sente maggiormente coinvolto nella presentazione!

  2. Andrea scrive:

    Roberto, quanto dici è interessante. Però vedo la cosa anche da un altro punto di vista: non credo che la paura di parlare in pubblico sia “appresa”, anzi tutt’altro. Se penso a molti bambini che conosco e che ho conosciuto, non sono esattamente come ti sei descritto tu. A mio parere, quando ti trovi di fronte 50 persone entrano in gioco delle paure molto primitive (salvaguardia personale, difesa del territorio? perdonami, ma non so esprimermi meglio), quanto irrazionali.

    È proprio il fatto che siano irrazionali e istintive, però, che secondo me gioca in nostro favore: se riusciamo a scavare nel profondo di queste paure possiamo sconfiggerle con la ragione. E qui hai ragionissima: molti dei motivi che ci spingono ad aver paura sono del tutto superabili. Ci metto i miei:

    - Poca stima di sé: sicuramente farò brutta figura.
    - Troppa stima di sé: se farò brutta figura sarà un disastro.
    - Troppa stima del pubblico: noteranno ogni minimo particolare di ciò che farò.
    - Poca stima del pubblico: non sarà in grado di passare oltre ad un mio piccolo errore.

  3. Ilaria Cardani scrive:

    Lo “stato d’animo” è la base per comunicare con efficacia: o quello di cui parli tu, Roberto, di quando si era bambini e ci si lanciava con entusiasmo “verso” gli altri o quello di quando si è impegnati nelle cose che piu’ ci appassionano o quello nel quale entriamo quando parliamo di cio’che ci piace fare…

    Lo stato d’animo influenza il nostro modo di dire le cose, la nostra voce e il nostro linguaggio del corpo: è quello che spiego anche ai miei clienti che vogliono attrarre la persona giusta per loro.

    Grazie per il post “personale” ed efficace.

    P.S. Non ho dubbi la tua giornata formativa sarà un successone!

  4. roberto scrive:

    sarà la primavera come dice Andrea ma anche io ho scritto due righe sulla comunicazione efficace.
    Un metodo che ho sempre trovato efficace è la lettura ad alta voce. Lo puoi provare a casa con tempi e metodi diversi, dare alla stessa lettura un tono allegro, triste dinamico insomma come vuoi tu. Ti abitui a sentire la tua voce e a controllare il corpo mentre declami :-)

  5. Paola scrive:

    Anch’io scommetto che la giornata formativa sarà un successo! Magari la prima mossa sarà quella di trasformare un punto debole in un punto di forza – per esempio proprio partendo dal dire che questa volta una platea tripla rispetto al solito intimorisce, visto che per Roberto sarebbe difficile triplicarsi a sua volta – ma scommetto che ci sta lavorando.
    Scherzi a parte, credo che sia questo il punto per superare le paure: non si tratta nemmeno di buttarcisi contro a mo’ di terapia d’urto, ma di saperle “vivere”, fronteggiandole e lavorandoci, senza mai lasciarle calcificare, perché spesso sembrano il sintomo che la vita ha “quel qualcosa” da dirci.
    Sul parlare in pubblico da bambini… anche io personalmente ricordo un certo mutismo; semplicemente, non mi pareva proprio di aver niente da dire. A parte in casa, parlavo solo se interpellata e non ero impaziente che accadesse! Però quando ho cominciato a sentirmi più coinvolta nelle cose che mi accadevano intorno, ad aver voglia di dire la mia, perché avevo un mio modo personale di vedere le situazioni, allora non ho tanto avvertito paura, ma piuttosto un’emozione, uno slancio, una sorta di tensione elettrizzante che mi spingeva a dire esattamente quello che mi stava più a cuore. Di solito quando dico qualcosa non ho difficoltà e sono abbastanza soddisfatta. Quello che mi succede più raramente però è di riuscire ad avviare un discorso, in cui quello che dico riceva delle repliche che formino un dibattito costruttivo. Come se quello che è stato detto fosse o isolato o troppo pieno da non lasciare altri spazi. Ecco su cosa lavorerei personalmente!
    Ancora in bocca al lupo Roberto e grazie per aver condiviso queste impressioni!

  6. Marco Ferraro scrive:

    Il parlare in pubblico secondo me è un’arte che si può apprendere solo praticando. E la maniera più veloce per togliersi ogni indugio è buttarsi con lo spirito di dare il meglio di se!

    Io non ho ancora esperienza in questo e spero quanto prima di farne perchè sicuramente è un’ottima palestra, sia a livello professionale che a livello personale.

    E poi la paura di essere giudicati c’è sempre in ogni situazione e a mio parere, se vuoi crescere prima te la togli, prima puoi ottenere veri risultati :-)

    Complimenti per il post Roberto!

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