Nel mio viaggiare serale per la blogosfera, si percepisce sempre più una certa qual monotonia.
Clicchi su alcune parole chiave e trovi valanghe di siti e/o blog con numerosi articoli, sempre più simili tra loro.
L’originalità è un pò difficile a crearsi, questo lo sai anche tu, ma il copia-incolla non aiuta certo a costruire Qualità di valore e di contenuto.
In questo credo nessuno abbia dubbi di sorta. Il modo attuale di vivere Internet dà a chiunque lo desideri la possibilità di esternare idee, opinioni, emozioni proprie. E’successo anche a me. Ho creato dal nulla un blog, ho studiato come si fa, ho trovato persone molto in gamba disposte ad aiutarmi soprattutto dal punto di vista tecnico. Ho scritto tanti post. Ho affrontato tanti argomenti sempre all’interno della mia nicchia.Trovo molti dei miei post nella prima pagina di Google a seconda della parola chiave inserita per la ricerca. Ho ottenuto consensi e anche qualche critica.
Il tema che volevo affrontare oggi e’ relativo al dilettantismo del web. Mi riferisco all’aspetto contenutistico. Dilettantismo non significa necessariamente qualcosa di negativo. Lo possiamo eventualmente classificare come qualcosa di più “leggero”.
Quando però da qualunque parte ci si giri (beh non voglio esagerare, ci sono anche blog di notevole spessore) leggiamo contenuti di un certo tipo, di non eccelsa qualità, viene spontaneo porci una domanda. Tutta questa montagna di cose scritte, spesso di copia-incolla, questa montagna di blog ci dà qualcosa di utile e, aggiungo, di bello?
Chiunque può scrivere un’ebook di ottanta pagine su qualche argomento particolare e ottenere un certo consenso. Ma l’arte, la bellezza, la qualità che fine fanno? I contenuti di valore per i quali valga veramente la pena spendere un pò del proprio tempo dove sono? Siamo certi che questo modo di “fare blog”ci arricchisca, ci dia sostanza?
O il fatto che tutto oramai sia gratuito, sia esso di valore o di non valore, siano essi post scritti bene o scritti male, ci sta pian piano traghettando verso l’appiattimento globale dove, per forza di cose, la qualità, con la Q maiuscola, rischia di scomparire?
Io credo che la democratizzazione dei mezzi di comunicazione del Web, come si suol dire, sia giusta. Penso però sia anche nostro dovere promuovere il contenuto di Qualità, la cultura di Qualità.
E questo può farlo solo chi legge scegliendo quello che deve esser letto.
Il blog di valore, che da se stesso genera costantemente Qualità, deve, necessariamente, seguire un percorso diverso.
Se vado in un ristorante di qualità, pretendo un trattamento di qualità; poi questa qualità dovrò pagarla. Se vado in un ristorante un pò più scadente, la qualità e il prezzo che mi aspetto saranno diversi.
La stessa cosa credo debba avvenire per gli accessi ai contenuti di un blog.
Molto di ciò che ho imparato in questi mesi non era rintacciabile su Internet gratuitamente, o meglio non lo era con un certo tipo di organizzazione. La mia curva d’apprendimento è stata veloce, considerando la mia scarsissima conoscenza dell’epoca su questi ambiti, perchè mi sono iscritto a una membership a pagamento mensile di altissima qualità, vi ho letto anzi studiato i portentosi contenuti e ho ottenuto un grande risultato, almeno io lo considero tale.
Qual’è il mio messaggio?
Non creiamo stupide polemiche o critiche quando qualcuno vende contenuti di valore attraverso membership a pagamento, seminari o corsi.
Sarai tu a decidere se considerare quella fonte di “Qualità” e pagare per abbeverarti ad essa oppure scegliere di continuare a viaggiare tra siti e blog in cui molto spesso ciò che trovi è il copiato-incollato di qualcos’altro.
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Ciao Roberto è da un po’ che non scrivo ma ti seguo quotidianamente.
L’argomento di oggi è interessante e andrebbe approfondito; appena letto l’articolo, ammetto, non ero d’accordo con te.
Pensavo (penso) che internet, la rete, il web, dovessero (devono) essere gratuite e di conseguenze pure tutte le sue notizie.
Pure il wall strett ora vuole mettere on line le news a pagamento…il fenomeno sta predendo una piega decisamente economica, di business, di ritorno in termini di denaro.
Tutto questo è corretto?
*
Mi piacerebbe creare un qualcosa che si possa autofinanziare, intendo che venga alimentato dalle persone che lo seguono, che hanno la mia stessa lunghezza d’onda su determinati argomenti, forse è pura utopia (comunque ci sto seriamente pensando).
Il mettere a pagamento certi prodotti, visto l’evolversi del mondo internet, credo sia giusto anche se non lo trovo del tutto buono e “sano”: il problema è che in rete ci sono tantissime cose (buone e cattive) e nessuno ti dice realmente cosa stai prendendo e da chi.
Forse è il processo naturale di qualsiasi cosa che inizialmente nasce così per caso, per poi diventare un indotto notevole.
Boh, anche su questo argomento ho un po’ le idee confuse.
Massimo
Eh si Massimo, forse stai arrivando anche tu a qualcosa di importante…
In realtà io non mi riferisco esclusivamente a infoprodotti: quelli esistono, si pagano, alcuni sono piacevoli e istruttivi, altri meno. Ma questo c’è anche nei prodotti offline.
Quello a cui io penso è un portare a un certo livello di contenuti un blog in modo tale da elevare, se ne son capace ovviamente, la Qualità del blog stesso. La domanda che mi pongo è: il blog gratuito aiuta questo o il fatto di porlo in parte a pagamento lo può rendere più appetibile perchè più competitivo?
Mah vedremo.
A presto