Postato da Roberto on 04 12th, 2010 | 6 commenti

Come risvegliare L’Eccellenza – l’esempio di Maradona -

Ieri sera, ad ora tarda, ho guardato su Youtube alcuni filmati relativi alle giocate di Diego Armando Maradona, il grandissimo giocatore di calcio degli anni ’80-’90.

Ho rivisto cose che non vedevo da tempo e che mi hanno fatto “strabuzzare” gli occhi.

Da ex giocatore di calcio (ma molto ex… Come risvegliare LEccellenza   lesempio di Maradona  ) non ho potuto fare a meno di pensare all’incredibile e straordinario talento di cui madre natura aveva dotato il nostro Diego….e di quanto lui l’abbia usato, o saputo, o potuto usare.

Poco o tanto?

Di questo voglio parlare in questo post.

Maradona è un esempio ma chissà quanti altri, nei più svariati campi, hanno più o meno avuto la stessa “fortuna” o “sfortuna”.

Dico “sfortuna” perchè non dobbiamo dimenticare, e la storia ce lo insegna, che il grande talento spesso è uscito “bruciato” dalla vita. Come risvegliare LEccellenza   lesempio di Maradona

Vorrei però porti il problema da una prospettiva diversa.

Maradona ha “usato” tutto il talento di cui era dotato?

Preciso meglio: Maradona non si allenava molto.

Mentre i compagni correvano, saltavano, faticavano, lui spesso “giocava semplicemente con il pallone”.

A volte si dice arrivasse tardi agli allenamenti, a volte proprio non arrivava.

Alla fine del suo percorso calcistico poi proprio non si allenava quasi più, eppure quello che riusciva a fare nel campo di calcio era qualcosa di assolutamente strabiliante, allenato o no che fosse.

Lasciamo perdere la sua parabola discendente ( gli eccessi, la droga…) e ascendente ( si ritrova ora ad essere il Commissario Tecnico della Nazionale Argentina che parteciperà ai prossimi campionati del mondo in Sudafrica).

La mia domanda, molto semplice e forse molto banale, è questa:

Se si fosse allenato al massimo delle sue possibilità, se avesse sviluppato al massimo la sua Eccellenza, sarebbe stato ancora più bravo e inarrivabile oppure la sua grandezza e il suo Talento erano dettati anche dalla sua natura a volte  indolente, a volte  poco propensa al sacrificio?

Se Maradona fosse stato “legato” e “obbligato” ad allenarsi duramente, a fare quello Che facevano tutti gli altri giocatori, sarebbe stato quello che è stato?

Ho paura di no.

In questo blog parliamo spesso di impegno, di forza, di capacità, di Eccellenza, di dare il massimo, ma guardando i video di Maradona mi son chiesto se, nel suo caso, il massimo fosse proprio quello che ci ha fatto vedere.

Forse non sempre il risveglio dell’Eccellenza corrisponde a quello che noi pensiamo: dare il massimo, risvegliare ai più alti livelli il talento, sacrificarsi, sudare, faticare.

Ci sono delle eccezioni, e queste eccezioni sono costituite dai geni.

Coloro che non faticano a fare e a creare quello che per quasi tutti è assolutamente impensabile fare e creare.

L’ideale è il connubio tra Talento, genio, e impegno e disciplina costante , e anche di questo fortunatamente la storia e lo sport sono ricchi.

E allora come risvegliare l’Eccellenza?

Seguire semplicemente il talento, la classe, quello che madre natura ti ha dato, nel caso tu appartenga alla ristretta elite dei talentuosi fuoriclasse, a qualunque ambito si faccia riferimento?

Oppure dare sempre il massimo, impegnarsi, dare ordine e disciplina alle proprie azioni e ai propri comportamenti, onde riuscire a tirar fuori il meglio di sè?



6 Responses to “Come risvegliare L’Eccellenza – l’esempio di Maradona -”

  1. Ilaria Cardani scrive:

    La domanda è: voglio essere eccellente o voglio essere felice?

    A che cosa mi serve essere eccellente?

    Che me ne faccio dell’eccellenza?

    Voglio essere eccellente per essere eccellente o l’eccellenza è la via alla MIA felicità?

    Perché mai Maradona avrebbe dovuto correre, saltare e soprattutto, faticare, se non ne aveva voglia?

    Come dico ai miei clienti che desiderano attrarre la persona giusta per loro, quando desideri qualcosa, chiediti perché la desideri davvero!

  2. Marco Ferraro scrive:

    Mi rifaccio al commento di Ilara, effettivamente devi capire cosa vuoi se fare le cose per raggiungere l’eccelenza o semplicemente per essere felice.

    Un talento naturale come Maradona ha avuto l’opportunità di eccellere senza fare troppa fatica, ma perchè ha scelto così e avuto la fortuna di avere quel dono.

    Se avesse voluto impegnarsi per raggiungere l’eccelenza sicuramente avrebbe ottenuto ancora di più. Ma ha fatto scelte diverse.

    Ma domandiamoci piuttosto quanti di noi invece hanno un talento naturale e non lo esprimono solo per paura di essere giudicati o squattrinati? :-)

  3. Roberta scrive:

    Io direi allora che va piu’ merito a quello/a che non avendo i
    geni del genio si imbarca comunque in un faticoso e a volte
    doloroso cammino di miglioramento personale. E’ bello non
    avere un’idea rigida su come debba viversi l’ Eccellenza (per
    chi la capisce e vi aspira) se o senza allenamento preventivo
    ma non dimentichiamoci anche che Giotto ando’ a bottega
    e Mozart si allenava con Padre Martini, secondo me qui en-
    tra in gioco anche l’umilta’ e l’ intelligenza sottile, oltre il
    semplice dono piovuto dal cielo. Insomma, si puo’ sempre
    DARE DI PIU’. Un saluto cordiale a Tutti.

  4. Chiara scrive:

    Secondo me per arrivare all’eccellenza ci vuole la passione, e al contrario forzare noi stessi per arrivare da qualche parte ci fa ottenere il risultato opposto, chi cerca l’eccellenza lo fa sicuramente perchè in fondo è una persona curiosa, una persona mobile … non c’è sforzo in ciò che fa e alla fine è grazie a questa energia che arriverà a dare il meglio di se … a volte per dare il meglio in una cosa è necessario essere felici e quindi occuparsi anche di altro, Maradona ha saputo tirar fuori il suo talento perchè in quel momento sicuramente ha curato anche altre passioni, se si fosse solo allenato avrebbe represso una parte di se e probabilmente non avrebbe reso al massimo nemmeno nel calcio.

  5. achille della ragione scrive:

    Maradona è meglie ‘e Pelè

    Il calcio, almeno per i tifosi napoletani, perciò per gran parte della popolazione, non è soltanto un gioco, ma una vera e propria mania, a volte una malattia, in grado di esaltare la fantasia, ringalluzzire l’orgoglio, suscitare passioni sfrenate e creare miti e rivalità che sfidano il tempo diventando leggenda, come quella tra Maradona e Pelè.
    Il sommo Diego vivrà a lungo nella memoria collettiva dei napoletani, che non finiranno mai di ringraziarlo per aver riscattato l’onore ferito di una città, umiliata per decenni dallo strapotere delle squadre del nord e per aver vinto due scudetti, impresa mai riuscita nemmeno ai tempi di Vinicio e del comandante Lauro o di Sivori ed Altafini.
    “Meglio di Pelè, forse Gesù e qualche volta Dio”, lo definiva entusiasta Menotti, il commissario tecnico della nazionale argentina, una definizione che tutti i tifosi partenopei condividerebbero entusiasti.
    Due numeri 10 che condividono alla pari fama, celebrità planetaria e compleanno. Stesse origini povere, da favela e da barrio, uno nero l’altro indio, stessi soprannomi eclatanti, coniati da dotti letterati e da gente comune. Due personaggi alle prese con la droga, Diego con la cocaina, Pelè con quella del figlio, un dramma comune che li fece abbracciare commossi davanti alle televisioni di tutto il mondo, riconoscendosi nel dolore dell’altro; un attimo fuggente, prima di ritornare alla rivalità ed alla competizione.
    Maradona amico del rivoluzionario Castro, Pelè in grado per una partita di attirare più fotografi del presidente degli Stati Uniti. A Diego i finanzieri hanno sequestrato l’orecchino per via delle tasse evase, mentre a Pelè i ladri restituiscono l’auto rubata, appena lo hanno riconosciuto. Il primo si fa ritrarre senza problemi nudo tra le bolle di sapone, il secondo non esita a fare pubblicità al Viagra.
    A distanza di pochi giorni hanno festeggiato l’uno 70 anni, l’altro 50, ma sono destinati a vivere in eterno nella memoria di coloro che hanno avuto il raro privilegio di ammirare i loro irresistibili dribbling.
    Chi li ha ammirati allo stadio ha percepito la stessa emozione di chi ha visto lavorare a teatro Totò o Eduardo o ha ascoltato un concerto dei Beatles. Si può immaginare che un’eguale emozione la possono aver provato coloro che hanno avuto la fortuna nei secoli scorsi di partecipare ad un’esibizione di Mozart bambino o recitare gli attori della compagnia di Shakespeare o, andando ancor più a ritroso nel tempo, gli amanti di Cleopatra.
    Chi dei due fuoriclasse è stato il migliore? Inutile chiederlo ai napoletani. Nessun dubbio a proposito: il pibe de oro surclasserebbe o Rei in qualsiasi inchiesta, come recita il famoso ritornello cantato in maniera ossessiva allo stadio San Paolo: Maradona è meglie ‘e Pele, ci avimma fatto o mazzo tanto per lavè…
    Un giudizio obiettivo però deve tenere conto di numerosi fattori, perché il calcio non è solo un repertorio di goal e di titoli di campione del mondo, ma anche e soprattutto un crogiuolo di passioni e sentimenti, che si estrinsecano nel breve lasso di 90 minuti.
    La classe potente del brasiliano, che incantava gli sportivi o la geniale perfezione tecnica dell’argentino, capace di portare al delirio la folla delle curve e delle tribune?
    Pelè ha rappresentato non solo il prototipo del giocatore perfetto, ma anche l’apostolo della serietà e della correttezza, l’antitesi del fantasioso personaggio che ha trasformato il calcio in una sorta di spettacolo circense e la sua vita in un romanzo avventuroso condito da talento ed eccessi, escort e polvere bianca, peccati e resurrezioni.
    Tra i due modelli i napoletani hanno scelto senza incertezza, incoronando il pibe, numero 1 e dedicandogli addirittura un’edicola sacra nel centro della Napoli antica, che conserva una sua preziosa reliquia: un capello, che ci permetterà tra mille anni di clonarlo e di avere di nuovo, per la gioia dei nostri discendenti il più grande giocatore di calcio di tutti i tempi.
    Achille della Ragione

  6. Roberto scrive:

    Ciao Achille, devo dire che il tuo commento mi ha letteralmente emozionato.
    Ai tempi di Diego Armando Maradona io, un pò più giovane, sognavo di emularne le gesta, tanto mi piaceva quel fantastico “sinistro di Dio”, come veniva chiamato.
    Io poi che ero mancino di piede e con il numero 10 in serie C, professionista a 16 anni,….ti lascio immaginare…
    Per il resto hai detto tutto te…non devo aggiungere altro.
    Grazie

Leave a Reply