Postato da Roberto on 02 12th, 2010 | 1 commento

Un sogno emozionante

Ho deciso oggi di postare un racconto di Anna, mia figlia.

Anna, che ha dieci anni, ha creato da sola due piccoli blog, dove scrive le sue idee, le sue “cose”.

Ritengo che i bambini possano fare cose straordinarie, perchè sono straordinari.

Sono individui in “potenza” ma anche in “atto”, per ricordare, cosa che faccio spesso nei miei post, il pensiero e la saggezza del vecchio Aristotele, il grandissimo filosofo greco dell’antichità.

Sono individui che hanno già dentro di sè tutto, tutti i talenti e i geni.

Si tratta solo di far uscire quelle doti straordinarie che li contraddistinguono e noi adulti siamo qui anche per questo. Per dire e consentire a loro di Essere Straordinari.

Spesso glielo impediamo noi stessi, con le nostre paure e con le nostre convinzioni limitanti.

Eppure a volte fermiamoci e pensiamo allo straordinario potere e  alla straordinaria sensibilità di cui sono intrisi.

Ecco il racconto di Anna.

UN SOGNO EMOZIONANTE

Ieri sera ho visto un film di fantascienza e sono andata a dormire un pò impaurita, ma dopo dieci minuti ero talmente stanca che mi sono addormentata.

C’erano centoquaranta.e scalinate: alcune ampie e spaziose; altre strette e pericolanti; alcune che il venerdì portavano in luoghi diversi; altre con a metà un gradino che scompariva e che bisognava ricordarsi di saltare.

Poi c’erano porte che non si aprivano, a meno di non chiederglielo cortesemente o di non far loro il soletico nel punto giusto, e porte che non erano affato porte ma facevano finta di esserlo“.

Non capivo cosa fosse successo! Perchè mi trovavo lì?

Ma di certo non sarei rimasta lì con le mani in mano senza far niente… Mi sono incuriosita e quindi, ho deciso di salire la diciannovesima scalinata (dato che il diciannove è il mio numero preferito ho pensato che mi avrebbe portato fortuna).

Finita quella lunga scalinata, precisamente centouno scalini, toccai la porta e lei si aprì. Appena aperta vidi una grande luce che mi abbagliò la vista per venti secondi. Vidi molte nuvole, certe che mi arrivavano alle ginocchia, altre alla pancia e altre appena sopra la testa.

Ad un certo punto, vicino ad una nuvola identica allo zucchero filato, vidi un angelo piccolo piccolo (lungo venti centimetri circa) che mi disse: “vieni, seguimi, ho una sorpresa per te“.

Allora io, curiosa ma anche un pò impaurita l’ho seguito.

Mi portò attraverso una specie di muraglia, tipo la “muraglia Cinese” per capirci. Poi mi disse: “Adesso chiudi gli occhi, non aprirli mai, finchè non senti la mia voce. e continua a camminare! Io devo andare. Non fare domande”.

Dunque, ascoltai l’angelo e continuai a caminare

Ad un certo punto sentii l’angelo che mi diceva: “Apri gli occhi”.

E lì vidi la mia bisnonna (che è morta), in quel momento ebbi un colpo al cuore.

Diciamo che era una specie di migliore amica, era simpatica, in gamba e di sicuro non era noiosa come tutte le altre vecchiette.

Lei mi disse: “che c’è?, non mi riconosci?” Io di colpo la abbracciai.

E Le dissi: “Ti voglio tanto bene!!!” E lei: “Anche io”, ora devo andare, ma visto che ormai sei qui puoi farti un giro”. “Come devi andare? No, ti prego per favore. Nonna…”. “Già è tanto che hai potuto vedermi, devo andare”. E se ne andò. E io triste triste me ne andai, ascoltai il consiglio della nonna e mi feci un giretto.

All’inizio non feci caso alla sua frase “Già è tanto che hai potuto vedermi” ma poi, ne vennero fuori di tutti i colori:

chi è che ci ha lasciato vederci? Perchè ho potuto vederla? Cosa è successo?…

Una volta riuscita ad uscire da quel mondo decisi di andare in una delle ventuno o ventidue porte, scelsi l’undicesima, le chiesi di aprirsi molto gentilmente e le si aprì.

Ci entrai e vidi un albero di natale, un pò insolito visto che siamo in piena estate. Vicino a quet’albero c’era una stacionata colr argento e oro. Dietro questa staccionata c’erano tanti gnomi e nani. Uno degli gnomi mi guardò e mi disse: ” Che ci fai qui?”.

E io: “Non lo so! Insoma, stavo visitando questo mondo“.

Lui mi disse di seguirlo e io pensai “Uffa ancora sorprese!”, ma lo seguii lo stesso. Mi portò in un campo di fiori colorati ma trasparenti e mi disse:

“Adesso raccoglili uno ad uno e non domandare nulla”. Allora io eseguii gli “ordini”.

Appena finito andai dal gnometto e lui mi disse: ” Grazie ora li regalo a mia moglie orca!”

E io: “E ho fatto tutta questa fatica solo per tuamoglie”.

“Si”.

A quel punto ero talmente arrabbiata che gli dissi: “Sei proprio un nano antipatico ed egoista!”. Lui si mise a piangere, allora io mi sentii in colpa e gli chiesi di essere mio amico.

In quel momento la sua bocca si trasformò in un’allegra “U”.

Siamo andati a fare una passeggiata in montagna e appena ha detto “mare” ci siamo ritrovati lì.

Non mi voleva dire come si chiamava però, e quindi gli dicevo: “Nano come hai fatto?”. E lui mi rispose: “Non fare domande… perchè non lo so”.

Allora decisi di lasciarlo stare.

Dopo una lunga passeggiata lungo la costa, mi portò in una città fatta di “caramello”, o meglio, zucchero d’orzo.

Appena vidi questa città, mi misi a mangiare la panchina (pensavo fosse disabitata) ma il nano mi disse che mi potevano arrestare.

E’ proibito nella città “Caramello” mangiare le panchine, gli alberi, le case, le strade, le macchine… Si possono mangiare solo le fontane e l’erba.

Ad un certo punto vidì una luce viola e una rossa (tipo quelle che si vedono nei teatri o nei film dove c’è la discoteca, per capirci!).

Chiesi al nano cosa stava succedendo e lui mi disse che non lo sapeva…

Ad un certo punto vidi il nano che si muoveva e si alzava in aria, così come per magia, ma poi mi accorsi che non era una magia, era una tromba d’aria!

E siccome il nano era leggero volò via per primo. Pensai che più tardi sarebbe toccato a me, ma che più tardi, in men che non si dica, mi sono ritrovata accanto a lui.

Il nano si mise ad urlare e “patapum” ci ritrovamo per terra in un’altro paese.

Omai ero talmente stanca di tutte queste catapultazioni che non mi accorsi neanche di essere sopra il sole, ma poi “wow! che caldo!”

Lì vidi un sacco di cose strane come: una specie di tigre fatta di fuoco e un grande castello, sempre fatto di fuoco, allora decisi di entrarci.

Nel castello non c’era nulla di bello, diciamo che non è stata la cosa emozionante che credevo.

Dopo un pò chiesi al nano come sarebbe finita quest’avventura. E lui mi disse: “semplice, basta svegliare Anna, cioè te!”

A quel punto arrivò mia mamma a svegliarmi e io le dissi: “Nooo, che finisce il sogno!”

Ma ormai ero sveglia e mi accorsi che era stato “tutto un sogno“.

Fine

Se ti fa piacere, perche’ lei ne sarebbe sicuramente felice, vai a fare un salto nei suoi due piccoli blog.

www.lanostraricchezza.blogspot.com

www.poesia-anna.blogspot.com

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One Response to “Un sogno emozionante”

  1. fabio scrive:

    Bellissimo questo sogno. Ci si potrebbe scrivere un racconto con i personaggi e l’ ambientazione stessa.
    Poi i numeri e le ambientazioni mi ricordano Igor Sibaldi.
    Nei suoi libri parla proprio di viaggi interiori e scalinate, porte da aprire, stanze da trovare.
    Poi è interessante la corrispondenza con il numero 101.
    Infatti Igor sibaldi parla della tecnica dei 101 desideri per ricontattare l’ essenza della propria anima. Le scale poi (qui presenti in gran numero) rappresentano l’ archetipo dell’ elevazione umana verso il divino.
    E infine…ho visitato il blog di Anna e l’ ho trovato molto bello. Continua così Anna !

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