Ha un impatto non propriamente piacevole andare a valutare l’età in cui molte persone bloccano il proprio sviluppo mentale.
Ieri sera a cena con un gruppo di amici discutevamo del futuro dei figli, che ancora oggi frequentano le scuole elementari e/ o le scuole medie.
Il discorso si è centrato sulle possibilità che la scuola dà a questi ragazzi di “trovare un buon posto di lavoro“.
Non ho potuto fare a meno di pensare a quei ragazzi, miei ex compagni alle scuole elementari o medie, che hanno scelto ( o forse qualcun altro ha scelto per loro ) di trovarsi immediatamente, a quindici – sedici anni un posto di lavoro ( chi in fabbrica, chi in comune, chi in qualche ufficio).
Una volta trovato quel posto di lavoro, per molti è stata la fine del proprio sviluppo mentale.
Quando si parla di curva di apprendimento, si scopre che la stessa è straordinaria dalla nascita fino ai diciotto anni.
Anch’io so benissimo che la grande quantità di cose imparate è avvenuta durante quel periodo.
Mano a mano che gli anni passano e che la nostra attività lavorativa, il nostro posto di lavoro diventa “fisso”, la nostra curva di apprendimento diventa sempre più piatta.
Questo nel passato accadeva normalmente; era un passaggio normale; era qualcosa su cui nessuno discuteva alcunchè.
Ora le cose dovrebbero essere diverse.
La concezione di vita dettata da un posto di lavoro fisso che crea non agio, ma assuefazione, non sviluppo personale ma “rimbambimento” non è più accettabile.
Il progresso, compreso quello tecnologico, non trova fine, il mondo è come una scheggia impazzita, in vorticoso e costante cambiamento; nessuno oramai può pensare di poter iniziare oggi con un lavoro fisso e di poterlo continuare per quarant’anni. Impensabile.
E allora una domanda positiva che viene naturale porsi è la seguente:
Riesci a immaginare una curva d’apprendimento che non si blocchi a 18 anni o giù di lì ma prosegua con la stessa intensità e forza per molti anni ancora?
Riesci a immaginare quali talenti potresti sviluppare? E a che livello?
Riesci a immaginare che tipo di vita potresti conoscere?
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Di primo acchito mi viene da dire: “Ma tu, Roberto, all’alba del 2010 e con figli ancora in tenera età ti metti a tavola con amici a discutere del “buon posto di lavoro” per i vostri rampolli? E non della piena espressione della loro felicità, attraverso, che so, il loro talento artistico o creativo, le loro doti atletiche, scientifiche o speculative,la loro capacità di fare soldi senza dover lavorare troppo e quindi di poter stare ai Caraibi a prendere il sole e bevendo spritz (d’inverno, s’intende, perché d’estate potrebbero andare benissimo in Calabria, Grecia, Sicilia o alle Cinque Terre)?”
L’apprendimento non fa curve e i talenti si possono sviluppare sempre, a qualsiasi età: l’importante è desiderarlo e, piu’ che essere convinti che sia possibile, agire per renderlo possibile.
Questo significa uscire dai luoghi comuni, dagli schemi preconfezionati che condizionano gli esseri umani a qualsiasi latitudine ed è questo che permette di creare davvero un mondo nuovo, davvero libero.
Cara Ilaria, sempre puntuale e ricca nei tuoi commenti e per questo ti ringrazio.
Quello che tu dici e su cui concordo pienamente è il punto d’arrivo dei nostri discorsi serali, o meglio è il punto su cui “io” sono arrivato.
Per i partecipanti alla serata però sembrava “doveroso” puntualizzare che la scelta di una scuola per dei ragazzi venisse subordinata , oltre che al proprio interesse personale, anche a quello che si presume potrebbe essere lo sbocco lavorativo futuro.
Sic..come se un ragazzino di 14-15 anni fosse in grado di fare una scelta consapevole e precisa sul suo futuro.
Sulla curva d’apprendimento permettimi di farti notare che nel momento in cui, e credo che anche tu tra i tuoi conoscenti o amici annoveri queste conoscenze, un persona raggiunge la “sicurezza” del suo tranquillo posto di lavoro automaticamente e in breve si innesca una sorta di appiattimento.
Come se il “posto di lavoro” sicuro creasse una sorta di gabbia mentale nella quale la persona fatica a sviluppare ulteriormente quelle che sono i suoi talenti, le sue doti, i suoi doni, le sue capacità.
E’ bello pensare, e soprattutto fare, ciò che tu esprimi nel commento.
Per ripetere le tue parole: ” Questo significa uscire dai luoghi comuni, dagli schemi preconfezionati che condizionano gli esseri umani a qualsiasi latitudine ed è questo che permette di creare davvero un mondo nuovo, davvero libero..”
Grazie e ciao
@Ilaria: quando è che una persona che cerca un/una compagna/o ti dice che è appagata? Quando la cerca o quando l’ha trovata? Quando si crede che fare la corte non sia più necessario?.
Spesso quando si ottiene il minimo in qualsiasi campo ci si accontenta e si smette di cercare quel qualcosa in più che faccia la differenza, che migliori e porti a livelli più alti, si smette di chiedersi cosa c’è oltre la curva…
p.s. io ci berrei anche un chinottino al caribe
Ciao Roberto, rispondendo alle tue domande credo che:
Il tipo di vita che vuoi conoscere lo puoi decidere quando vuoi, a qualsiasi età.
Deve essere però una cosa tua, una cosa che senti dentro, una cosa che viene da te.
Da questo punto cominci a sviluppare i tuoi talenti, quello che per te ti viene più facile, quello con il quale ti diverti, quello che ti da la carica quando lo fai.
Ci sono persone che fin dalla tenera età degli otto anni sviluppano talenti “unici” per esempio nel canto e per tutta la vita sviluppano e si divertono in questo.
Altri invece che arrivano in tarda età a conoscere i loro talenti perché, prima non ci avevano mai pensato. Oppure perché avevano scelto la “sicurezza” di un posto fisso, invece della libertà di scegliere.
Credo ci sia sempre la possibilità di cambiare la propria vita.
Anche l’ultimo giorno.
Ciao
Giuseppe