Hai mai sentito parlare di Roger Bannister?
E’ entrato nel mito per essere stato il primo uomo a correre il miglio sotto i quattro minuti (1954).
Ma non è tanto il tempo o il record il motivo per il quale ho deciso di scrivere questo post.
Roger è entrato oltre che nel cuore di molta gente dell’epoca anche nella mia mente per quello che il suo gesto ha significato.
Fino a quell’epoca si riteneva che l’essere umano non potesse, per sua struttura e per suo “limite cardiaco”, andare sotto quei quattro minuti nel percorrere un miglio.
Bannister si allenò a tal punto e si preparò con così tanta intensità a livello fisico e mentale da riuscire a superare quella soglia.
Quel limite superato destò impressione proprio perchè ritenuto al di fuori della portata umana.
Come fece Roger?
Egli impiegò tutta la forza fisica di cui disponeva per prepararsi adeguatamente e lavorò a livello mentale per autoconvincersi che quel tempo poteva essere realizzato.
L’energia mentale che usò per dominare la situazione e vincerla dovette essere veramente straordinaria.
E ancora questo non è il motivo del mio interesse per questa impresa!
Il vero motivo fu che Roger Bannister aprì la via.
Fino a quel momento nessuno era riuscito ad andare sotto i quattro minuti per percorrere un miglio. L’intera fila di medici riteneva impossibile, umanamente, superare quel limite.
Eppure da quel giorno e per i successivi quattro anni ben quarantasei atleti eguagliarono il record di Bannister scendendo sotto i quattro minuti.
Straordinario.
Al di là dell’impresa cosa ci insegna questa storia.
Ci insegna in primis che il limite spesso ce lo costruiamo da soli; che il limite a volte ce lo costruiscono gli altri con dei film che vediamo nella nostra mente e che poi facciamo nostri…fino purtroppo a farli diventare veramente parte integrante di noi.
Nel momento in cui Roger Bannister compì il miglio in meno di quattro minuti, improvvisamente il popolo degli atleti si animò.
Era possibile, si poteva fare. Bastava seguire l’esempio di Roger Bannister.
Alla stessa stregua, la vita e le esperienze ci insegnano costantemente che unire energia fisica a energia mentale crea capacità straordinarie.
L’energia mentale sviluppa quel substrato in cui si innestano le condizioni fisiche che consentono, a volte senza fatica e in modo naturale, il raggiungimento e il superamento di quelli che sembravano limiti invalicabili.
E a quel punto non si è più soli…gli altri ti seguono e provano anch’essi a fare quello che hai fatto tu, quello che tu hai dimostrato esser possibile.
Proprio come ci ha dimostrato Roger Bannister…
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Ciao Roberto,
un bel post, che spiega bene una delle basi dello sviluppo personale.
La cosa da tenere presente è che tutti noi siamo in grado di superare i nostri limiti personali e anche quelli dei nostri simili.
Questa non è una prerogartiva dei campioni, dei geni, dei grandi leader.
E’ una capacità innata nell’uomo, in ciascun uomo, è il motore della vita, dell’evoluzione del genere umano e della crescita personale.
E’ la ragione per cui viviamo.
Per realizzarla nella nostra esistenza è necessario sapere bene cosa vogliamo (noi per noi, non noi per gli altri), essere consapevoli che lo meritiamo e che un modo per ottenerlo c’è.
L’impegno sta nella ricerca di quel modo e nel perseguirlo una volta trovato
.
Secondo me è evidentemente un esempio per tutti noi. Lui era un campione, ma non è necessario essere dei campioni sportivi per applicare la nostra energia mentale come ha fatto lui. In pratica possiamo applicare quel tipo di energia nella nostra vita ogni volta che ci troviamo di fronte alla frase per noi apparentemente vera “Non riesco a…”.
Quello che conta qui come direbbe Wayne W. Dyer è… “Credere per vedere”.
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