Postato da Roberto on 08 18th, 2010 | 4 commenti

Perchè aspettare?

Talvolta si sente dire: un giorno ti guarderai indietro e riderai di tutta questa storia.

Quello che mi chiedo io è: perchè aspettare?

Richard Bandler

Sembra strano ma quando ho letto parecchi anni fa questa nota di Richard Bandler, uno dei fondatori della PNL, Programmazione Neurolinguistica, mi sono messo proprio a ridere e mi sono detto: accidenti, è vero.

Poi, tra il sorridere tra me e me per un pensiero che sembra così ovvio, e realizzare dentro di me, cioè arrivare alla consapevolezza della verità di questo pensiero, ne è passato di tempo.

Uno degli aspetti più condizionanti e, consentimi, più difficili da superare per il nostro progredire e migliorare è il “bloccare” il tempo quando le cose sembrano andar male, quando c’è qualcosa che fa soffrire.

Cerco di spiegarmi meglio.

Ho alcuni amici che stanno vivendo situazioni non propriamente piacevoli; situazioni difficili finanziamente o sentimentalmente.

La tendenza delle persone, ma ricordo essere stata una tendenza anche mia per molto tempo, e’ quella di creare un circuito vizioso di pensieri “cattivi” che roteano continuamente senza fine.

E più si cerca di uscire da questo “girone dantesco” più si sprofonda in un cerchio che non lascia scampo.

E’ come se ci si convincesse che quel problema , quella situazione di disagio, di sofferenza interiore dovesse “permanere“ all’infinito.

E più si pensa a questo più si pensa che non possa mai passare e la situazione non possa mai cambiare.

Insomma hai capito di cosa parlo; alzi la mano chi non ha mai vissuto situazioni di questo tipo.

Penso la alzerebbero in pochi.

Cito questo passo del Dhammapada, il famoso testo del canone buddhista e comprenderai meglio:


Quando si comincia a osservare ciò,

con comprensione profonda e diretta esperienza,

allora ci si mantiene distaccati dalla sofferenza:

questo è il cammino della purificazione.

Dhammapada, XX (277)

Ogni cosa esistente è impermanente.

Tutto passa, tutto cambia, “tutto scorre” diceva Eraclito, il grande filosofo greco.

Facile leggerlo e facile capire cosa voglia dire, ma renderlo pratico, consapevole; qui il passaggio tende a complicarsi.

La frase di Bandler ci indica forse la strada più semplice, più leggera, più giocosa.

Già,  un giorno ti guarderai indietro e riderai di tutta questa storia.

Quello che mi chiedo io è: perchè aspettare?

Spetta a noi, a me e a  te, decidere quando vogliamo iniziare; quando vogliamo compiere il primo passo verso lo sviluppo, verso il miglioramento personale.

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4 Responses to “Perchè aspettare?”

  1. Gennaro scrive:

    Ciao Roberto, anche questa volta hai centrato due aspetti che mi sono molto cari in questo periodo, non tanto per il mio percorso che ormai continuo a percorrere anche se ho alcune zavorre da lasciare andare, ma in quanto mi sto chiedendo come posso fare per facilitare il lavoro a coloro che mi chiedono di stare al loro fianco per sostenerli. Direi che in questo articolo hai messo in evidenza qualcosa di molto interessante, cioè il passo del Dhammapada e la citazione di Eraclito, i quali sono stati due miei coan da risolvere nel mezzo del cammino della mia esperienza di Meditazione. In quegli anni il Maestro mi ha aiutato molto a comprendere una cosa che credo sia fondamentale per la crescita personale e cioè che anche se si hanno delle dificoltà , queste non bisogna considerarle come intralci al proprio cammino, ma solo una prova del passo sucessivo che stai per compiere. Quando si entra in contatto con la propria volontà sottile, la forza ed il coraggio del cuore non si lasciano condizionare dagli ostacoli ed il viandante continua a procedere per la propria strada. Proprio in questi giorni sto vivendo una esperienza in montagna ad alta quota, in quanto soffro di vertigini, e mi rendo conto che tale sofferenza non mi ostacola, così continuo a fare i miei percorsi quotidianamente anche se dentro vivo una forte paura, mentre il mio cuore mi dice di proseguire.
    A presto
    Gennaro

  2. Roberto scrive:

    Ciao Gennaro, insieme al Dhammapada e a Eraclito mi torna in mente il fantastico Siddharta di Herman Hesse.
    Quel passo in cui Siddharta comprende, attraverso l’immagine del fiume e della sua acqua, l’essenza dell’ Essere e del Divenire.
    Quell’acqua che, in un certo preciso punto del torrente, è sempre acqua ma un attimo dopo non è più la stessa mantenendosi comunque sempre acqua.
    E’ un concetto filosofico importante, non semplicissimo ma che da’ il senso della forza e, nello stesso tempo, della dolcezza del cambiamento e del suo fluire.
    ciao
    Roberto

  3. Ilaria Cardani scrive:

    La frase di Bandler è straordinaria, anche perché è esilarante: diciamo che è la pietra sulla quale ha costruito tutto il suo sistema di ricercatore e di rivelatore della strada per la “libertà”.

    Ciò detto io sono per approcci morbidi: come dico anche ai miei clienti che desiderano attrarre la persona giusta per loro, se si vive un momento di sconforto e di caduta momentanea, non è utile riderci sopra e cercare di uscire ancora prima di esserci entrati.
    Meglio, prima, passare dalla fase del riconoscimento dello sconforto e della sua placida accettazione: dopo (poco dopo, si intenda), tutto sarà molto più semplice. Anche farsi una grassa risata.

  4. Giuseppe scrive:

    Sono perfettamente d’accordo con te Roberto.

    Perché aspettare?

    Effettivamente quando mi capita qualcosa di negativo, mi fermo rifletto e la tendenza è sempre quella di massimizzare il negativo.
    Come non ci fosse soluzione. Ne vengo fuori solo pensando se quello che sto facendo è giusto, se è quello che voglio e corrisponde con le mie aspirazioni.

    Solo allora ne esco vincitore e con serenità.

    Però a volte non ti viene da pensare “un domani riderai di questo” perché sei dentro il problema, e forse sei tu il problema ed è difficile vedersi.

    Ciao e buona giornata.
    Giuseppe

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